Primo maggio 2020

Primo maggio 2020

«Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”
Con queste parole si apriva l’articolo di testa sulla rivista “La Rivendicazione” pubblicata a Forlì il 26 aprile 1890.
Da allora in Italia si acquisì la data del 1° Maggio come Festa dei lavoratori. E dopo aver attraversato tante traversie, le nefandezze del fascismo, il dramma delle guerre, le tragedie che hanno purtroppo segnato il lungo cammino delle battaglie per il lavoro e per la conquista dei diritti dei lavoratori, la Festa del 1° Maggio si presenta oggi in una veste assolutamente insolita.
In questo 2020, come per la ricorrenza del 25 aprile, il 1° Maggio verrà ricordato e festeggiato senza manifestazioni di piazza e senza l’ormai tradizionale Concertone in Piazza San Giovanni in Laterano a Roma.
Di certo nella necessaria ripresa delle fasi che si susseguiranno per la fuoriuscita dalla emergenza provocata dalla pandemia del coronavirus, il tema del lavoro assume un’importanza primaria.
E non solo per la necessità di creare le condizioni per una veloce e tutelata ripresa dell’occupazione, ma anche e soprattutto per l’individuazione delle direzioni verso cui proiettare un nuovo inizio che non prescinda dalla difesa dell’ambiente e dall’ineluttabile obiettivo della sostenibilità ecologica. Possiamo non riconoscere – a titolo di esempio ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo – l’assoluta urgenza di intervenire sulle fragilità idrogeologiche e sismiche del nostro territorio, per la messa i sicurezza e l’efficientamento delle infrastrutture (ponti, viadotti, gallerie) e delle strutture pubbliche fondamentali, come le scuole, gli ospedali, il patrimonio storico monumentale, nonché sulla difesa e lo sviluppo delle potenzialità ambientali della nostra penisola?
Dovremo non perdere questa occasione per riflettere davvero di come l’uomo possa progredire ed esercitare appieno il suo imprescindibile diritto di cittadinanza mettendo in discussione tutte le acquisizioni fin qui accettate di un progresso basato principalmente sullo sfruttamento dell’ambiente e delle aree più povere del pianeta e poggiandosi, allargandole, sulle disuguaglianze sociali. Dovremo analizzare e riconsiderare il concetto di crescita e il sistema economico e sociale che ha dominato la vita dei popoli e la loro organizzazione.
Quindi c’è tanto da fare e c’è posto per tutti per dare ognuno il proprio contributo a cambiare i paradigmi fin qui dominanti. Dovremo ascoltare le voci crescenti dei tanti giovani, eredi naturali di questo nostro mondo e titolari di un innegabile diritto di futuro, che ci chiedono di fermare la corsa dissennata che ci porterà a sbattere ineluttabilmente contro un muro e di inaugurare una nuova epoca di condivisione delle prospettive dell’uomo e della vivibilità del pianeta.

Libero

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