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Jan Steen, "Una scuola per ragazzi e ragazze", 1660, olio su tela

La scuola al centro della nostra comunità

Un virus che è seicento volte più piccolo del diametro di un capello si è abbattuto su tutta l’umanità. La scienza è disarmata, ricerca, prova, ma ancora il buio è tanto; le grandi centrali economico-finanziarie, il cui verbo nessuno osa contrastare, nulla hanno potuto; le nazioni, quelle più potenti, proprio loro sono i più grandi impotenti. Qualcuno aveva già parlato dell’impotenza del potere! Insomma, il Covid non ha risparmiato nessuno: borse e mercati, il mondo del lavoro, i rapporti sociali, il diritto e la democrazia; purtroppo anche sulla scuola si è fatto pesantemente sentire. La pandemia ha disvelato tutta la miseria di questo nostro mondo globalizzato. Una risposta che si limitasse ad aspettare che gli scienziati trovino un vaccino e a distribuire risorse a pioggia, confidando nelle famose vecchie virtù del mercato, sarebbe una strada senza uscita. Bisogna piuttosto essere in grado di finalizzare le grandi risorse monetarie che l’Europa è riuscita a stanziare per aggredire quelle storture della nostra società che hanno consentito al virus di creare questa ecatombe. Innanzitutto per rafforzare la sanità e le sue strutture sui territori; per creare lavoro, un lavoro indispensabile alla vita umana, un lavoro a difesa della Terra, dei mari, dell’aria, dei fiumi, delle montagne. Bisogna subito investire nella scuola, certo sulla edilizia scolastica, bella, accogliente, sicura, antisismica, ma anche per arricchirla di occasioni formative, educative di crescita per ogni scolaro e allievo, per ogni insegnante e operatore scolastico, una scuola risorsa per i territori sui quali sorge. Poco si spende per la ricerca, troppo poco! Ancora, bisogna credere nell’investimento volto a creare comunità, capacità di stare insieme, di collaborare, una collaborazione che permetta a tutte le individualità di esprimersi e di incontrarsi. Se rispondiamo al Covid ridefinendo le priorità collettive, possiamo sperare di creare futuro e il nostro tribolio potrà diventare una sfida capace di motivare il nostro stare insieme per migliorare la vita di tutti su questo nostro pianeta .

Alle istituzioni, a tutte le istituzioni spetta un compito prioritario, quello di collaborare, di unire gli sforzi e le competenze; niente allontana di più i cittadini da esse del giochino dello scaricabarile e della tattica del cincischiare navigando a vista. Bisogna riconoscere le difficoltà, anche gli errori, perché anche da quelli si impara, bisogna dire la verità e ascoltare i cittadini per essere in grado di indicare gli obiettivi comuni e sollecitare l’impegno di tutti. Sapere usare le risorse finanziarie non basta, occorre risvegliare le capacità tipicamente umane: la capacità di giudizio, per distinguere il bene dal male, la socialità e la spinta di ognuno a realizzare il proprio essere, la creatività, l’intelligenza, la compassione. 

A settembre riapriranno le scuole, la scommessa, secondo noi, è quella di pensare oltre la scuola di prima (pre-Covid), bisogna andare avanti, non guardare indietro; non tutto è da inventare, anzi. Certo occorre il coraggio di innovare, di sperimentare, non spericolatamente, ma cogliendo l’occasione della ripartenza per rinnovare la volontà di essere ancora di più la scuola di tutti: dei più fragili, ai quali non è arrivata la didattica a distanza, di coloro che vengono da lontano e non conoscono la lingua ma hanno mondi da regalarci, e anche dei più capaci che potranno coltivare i propri talenti e dare un contributo fresco e significativo alla comunità scolastica. 

L’Amministrazione Comunale ha dato vita alla “Conferenza dei servizi territoriale”, che vede confrontarsi l’Assessore alla scuola, la Dirigente dei servizi del Comune, la Dirigente scolastica, i rappresentanti degli insegnanti di ogni plesso e i rappresentanti dei genitori nel Consiglio di Istituto. Questo è bene, c’è bisogno che gli sforzi di tutte le istituzioni e di tutte le componenti del mondo scolastico convergano nell’obiettivo, per niente facile, di riaprire la scuola, una buona scuola nel massimo della sicurezza sanitaria possibile. Il compito di questa Conferenza è quello di tradurre a livello nonantolano i contenuti delle normative giunte dal Ministero. In questa direzione ha già svolto un buon lavoro, certo ancora alcune risposte mancano, normale quando ciò che si deve affrontare è una emergenza senza uguali! Auspichiamo che questo strumento di lavoro possa approfondire la conoscenza reciproca, in un dibattito franco e disinteressato, che possa approfondire le criticità e portare alla definizione di una strategia concreta aperta alle verifiche. In questo percorso i genitori possono assumere un ruolo di straordinaria importanza; tutti, ma in particolare i rappresentanti di sezione o di classe: porre attenzione ad ogni famiglia, cogliendo le difficoltà e le potenzialità, favorendo il collegamento con la scuola e con gli uffici preposti, diffondendo sentimenti e comportamenti di collaborazione attenta e dialogante. A settembre anche Nonantola si riprenderà a fare scuola e a parlarne. Sarebbe bello e utile che ogni nonantolano ritenesse la ripartenza della scuola anche un proprio personale obiettivo: mettiamo la scuola al centro dell’impegno della nostra comunità.

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