La nostra visione del futuro

La nostra visione del futuro

COSA SUCCEDERA’ ALLA MOBILITA’ DOPO IL COVID?

di Elisa Pau e Cristina Bavutti

Dopo settimane di confinamento in casa che hanno reso deserte le strade, silenziose le città ma anche più respirabile l’aria (con una riduzione del 40% di biossido di azoto in Emilia Romagna), sembra che lo spiraglio della fase 2 si stia finalmente aprendo. Cosa succederà alla mobilità quando le restrizioni cesseranno? In questo momento è bene che ci si ponga il problema per non trovarsi impreparati domani.

Il lavoro da remoto (telelavoro/smart working) potrà rendere superflui una parte degli spostamenti. Sarà comunque una parte ridotta, che riguarda soprattutto i settori del terziario avanzato.

Per contro, la quota di spostamenti che nel passato veniva assorbita dal trasporto pubblico si ridurrà drasticamente: da una parte, la necessità di mantenere forme di distanziamento interpersonale ancora per molti mesi ridurrà la disponibilità di posti sui mezzi e dall’altra si ridurrà la disponibilità degli utenti a salire sui mezzi o in auto con persone che non fanno parte della cerchia familiare, per paura di contagi. 

Non è pensabile riorganizzare a breve il trasporto pubblico per garantire la sicurezza e il distanziamento dei trasportati, perché questo richiede nuovi mezzi, nuovo personale, tempi lunghi e risorse economiche non disponibili.

Che fare, dunque?

SCENARIO 1 

Possiamo lasciare le cose come stanno

Con mezzi pubblici a capienza ridotta, l’auto privata farà la parte del leone.

I quasi 700 ragazzi che usavano la corriera per andare a scuola dovranno essere accompagnati in auto, senza nemmeno la possibilità di condividere un passaggio per il rischio di contagi. Sarà una difficoltà in più per le famiglie.

La Provinciale 255 Nonantolana, che era già l’arteria più trafficata della provincia, dovrà assorbire dai 2,5 ai 4 milioni di transiti in più l’anno, che si sommano agli 11 milioni di prima del Covid. Anche la rete della viabilità secondaria (via Rebecchi, via Rovere, via Maestra di Bagazzano) sarà presa d’assalto per bypassare la Nonantolana, così anche chi potrebbe usarla per venire a Nonantola in bici non potrà farlo per via della pericolosità del traffico.

Un aumento degli spostamenti con l’auto privata da tutti i comuni limitrofi verso Modena creerà una situazione di paralisi del traffico nella città e sarà praticamente impossibile trovare un parcheggio. Ci sarà un aumento dello stress da pendolarismo, degli incidenti stradali (che sono proporzionali al numero di veicoli in circolazione), e delle vittime.

Sempre che passino le proposte delle Regioni di modifica degli orari di lavoro per evitare affollamenti nell’ora di punta, in alcuni comparti la flessibilità non sarà possibile. Lo smog raggiungerà livelli di molto superiori a prima. Le vie respiratorie ne risentiranno e i polmoni diventeranno più vulnerabili agli attacchi dei patogeni (incluso il Covid).

Le emissioni di inquinanti aumenteranno e così il contributo che daremo al peggioramento della crisi climatica.

SCENARIO 2

Possiamo riorganizzare la rete della mobilità per permettere di sperimentare alternative

Per ridurre la congestione e l’inquinamento garantendo al contempo l’isolamento dei trasportati, si potrebbe puntare (come stanno facendo un po’ ovunque da Parigi a Bogotà passando per Milano) su modalità di spostamento alternative all’auto che siano:1. poco ingombranti

2. poco o per nulla inquinanti

3. poco costose per attutire gli effetti della crisi economica sui bilanci famigliari

4. attive per compensare le conseguenze deleterie sulla salute fisica e mentale della sedentarietà delle settimane precedenti.

Si potrebbero promuovere quindi interventi provvisori sulla viabilità finalizzati a proteggere e incrementare l’uso della bicicletta (sia muscolare che elettrica) e dei mezzi della micromobilità (monopattini elettrici ecc.) e ampliare gli spazi per pedoni e disabili.

Questi interventi prevederebbero modifiche:

  1. Facilmente attuabili in tempo breve;
  2. Realizzabili con la sola segnaletica, senza complessi interventi strutturali;
  3. Che garantiscono la sicurezza di chi le utilizza;
  4. Facilmente reversibili se non risulteranno efficaci;
  5. Con costi complessivi decisamente ridotti.

Si potrebbe individuare nel reticolo della viabilità secondaria una ciclabile di emergenza per Modena: un percorso di strade esistenti da dedicare esclusivamente alla mobilità attiva come strade a precedenza ciclabile e a traffico limitato (F1-Bis) che consentirebbe di arrivare a Navicello in sicurezza, accomodando un numero consistente di utilizzatori. Da lì, insieme alla Provincia e all’amministrazione di Modena, si potrebbe cercare una soluzione di emergenza all’attraversamento della Panaria, e poi eventualmente un allargamento della banchina della provinciale per permettere il transito delle bici in sicurezza. Via Fossa Monda potrebbe essere utilizzata dai ciclisti come una valida alternativa alla prosecuzione verso i Torrazzi, e per il ritorno da Modena.

(Nota Bene: Questa soluzione di emergenza non sostituirebbe interventi più strutturali: la pista ciclabile definitiva per Modena, allo studio di fattibilità, avrà un tracciato parallelo alla strada provinciale Nonantolana).

Si potrebbe organizzare poi, con il supporto di accompagnatori volontari, un “BiciBus” per i ragazzi che vanno a scuola a Modena: un “autobus a due ruote” formato da un gruppo di studenti in bicicletta che vanno e tornano da scuola accompagnati da alcuni genitori e/o volontari, lungo percorsi prestabiliti in base ai poli scolastici e messi in sicurezza. Come per le linee dei veri autobus, i percorsi del BiciBus avrebbero un capolinea e delle fermate intermedie, individuate con cartelli che riportano gli orari di partenza e passaggio nell’andata e nel ritorno. Per aumentare la visibilità e la sicurezza di tutti, ai ragazzi verrebbe chiesto di indossare un casco ed una pettorina catarifrangente, come pure agli accompagnatori.

Lo SCENARIO 2 permetterebbe di:

    1. Continuare a lottare contro il virus, in tre modi:
  1. garantendo la distanza interpersonale
  2. rafforzando il sistema immunitario con un regolare movimento
  3. riducendo l’inquinamento, che infiammando le vie respiratorie rende i polmoni più vulnerabili

Lo dice anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nelle linee guida alla mobilità del dopo-Covid ha sottolineato: “In tutti i casi in cu sia fattibile, considerate di spostarvi in bici o a piedi: questo assicura la distanza interpersonale contribuendo al contempo a raggiungere la soglia minima dell’attività fisica quotidiana resa difficoltosa dal lavoro in remoto e da un accesso limitato a strutture sportive e ricreative”.

    1. Risparmiare denaro.

Le tabelle ACI – 2020 che indicano i rimborsi per chi usa l’auto per ragioni lavorative prevedono un costo al chilometro compreso tra i 30 centesimi e 1,2 euro. Calcolando circa 10 chilometri per arrivare in centro a Modena, il risparmio individuale rispetto all’uso di un’auto si aggirerebbe quindi tra i 6 e i 24 euro al giorno. Mica poco!

Senza contare gli incentivi annunciati dall’Assessore Regionale Irene Priolo (pari a un milione di euro complessivi – un massimo di 50 euro al mese per persona) per chi decidesse di rinunciare all’auto privata e recarsi al lavoro in bicicletta.

    1. Risparmiare e far risparmiare tempo.

Nelle ore di punta in auto si arriva a Modena in 45/50 minuti, senza contare il tempo necessario a trovare parcheggio. Per percorrere 10 km un ciclista con andatura rilassata impiega poco più di mezz’ora; con una bici elettrica si scende senza sudare sotto i 20 minuti. E non c’è più bisogno di andare in palestra (che poi, chissà quando riaprirà).

Ma soprattutto, ogni automobilista che lascia la sua auto per utilizzare la bicicletta fa risparmiare tempo a tutti gli altri utenti: auto, veicoli commerciali, autobus. Si può stimare in una cifra compresa tra i 15 e i 30€ al giorno il beneficio economico complessivo che ogni auto in meno tra Nonantola e Modena potrà apportare agli altri utenti.

    1. Mantenersi in forma.

Secondo l’Università di Harvard, una persona di 70 chili che pedala a una velocità intorno ai 18 chilometri all’ora brucia circa 300 calorie in 30 minuti. Inoltre, pedalare regolarmente (almeno per 50 km la settimana) può abbassare il rischio di cancro del 45% e di malattie cardiocircolatorie del 46%.

    1. Aumentare il rendimento sul lavoro e a scuola.

Le endorfine del movimento sono anti-stress, aumentano il buonumore e la capacità di concentrazione e migliorano fino a un 15% il rendimento lavorativo (e scolastico).

Le obiezioni?

      1. Si toglierebbe spazio alle auto, che già ne avrebbero troppo poco e quindi peggiorerebbe il traffico.

Paradossalmente, togliere spazio alle auto (l’esperienza internazionale lo dimostra) migliora la circolazione nel suo complesso. Questa “legge fondamentale della congestione stradale” elaborata nel 1962 dall’economista americano Anthony Downs è contro intuitiva ma è stata confermata da un ampio numero di studi scientifici. Se l’obiettivo è ridurre gli ingorghi, l’unico modo efficace è ridurre la capacità delle strade, offrendo al contempo spazi e infrastrutture per i mezzi alternativi all’auto. Incredibile? Sì, ma finora ha provato di essere vero ovunque, da New York a Addis Abeba.

      1. Il ciclista respira molto più inquinamento di un automobilista. 

Falso. Un recente studio dell’Università di Leeds ha confermato che, se confrontati con gli automobilisti, i ciclisti respirano meno inquinamento sulle tratte più congestionate. In prima istanza perché di solito sulle tratte congestionate sono più veloci delle auto. Agli automobilisti poi va peggio anche perché l’abitacolo di un’auto nel traffico è una camera a gas, anche se ci si sente protetti: attraverso i condotti di ventilazione, il particolato e l’inquinamento penetrano e rimangono dentro, a dispetto dei filtri che tendono ad intasarsi in fretta.

Non solo. L’Università di Utrecht ha calcolato costi e benefici del pendolarismo in bicicletta. Su un tragitto di circa sette chilometri e mezzo (come la Modena-Nonantola, Torrazzi-Torricino), l’esposizione all’inquinamento toglierebbe 3 settimane di vita ad un ciclista che percorresse quel tratto ogni giorno in mezzo al traffico dell’ora di punta (non è dato sapere quanto toglierebbe a un automobilista, probabilmente di più visto quel che si diceva sopra). Ma i benefici dati dal movimento fisico sulla stessa distanza porterebbero ad un allungamento della vita di circa 6 mesi.

Usare le mascherine anti-smog è una buona strategia per difendersi dall’inquinamento e dalle emissioni dannose che rischiano di nuocere alla salute, specie con modelli con valvole e carboni attivi, che sono dotate di filtri in grado di allontanare dalle vie respiratorie le polveri sottili.

      1. E il caldo/freddo/pioggia/maltempo?

Baden Powell, fondatore dello scoutismo, sottolineava che non esiste il cattivo tempo, ma solo il cattivo equipaggiamento. Una buona giacca con pantaloni antipioggia, ed eventualmente un copriscarpe, permettono di far fronte alle precipitazioni senza bagnarsi.

Capi intimi (canottiere, magliette) in lana merinos sono traspiranti, hanno un’elevata ventilazione, non danno la fastidiosa sensazione di bagnato nemmeno se si suda e sono naturalmente antiodore.

Basta un po’ di organizzazione e si scopre presto che la bici è un mezzo a 4 stagioni, anche senza essere Nibali.

      1. E il sudore?

Ovviamente evitare di sudare è impossibile. Capi intimi in lana merinos aiutano contro la sensazione di bagnato e l’odore, ma sarà opportuno rinfrescarsi e lavarsi una volta a destinazione almeno nelle zone critiche (ascelle, collo e viso), il che richiederà di attrezzarsi con un beauty case e un piccolo asciugamano. Così come ci attrezziamo quando andiamo in palestra, o in piscina…

NB: una bici elettrica permette di sudare 3 volte di meno.

              5.  E gli abiti eleganti?

Manager, persone a contatto con il pubblico e tutti coloro che per obbligo o per volontà indossano completi eleganti sul posto di lavoro avranno bisogno di attrezzare una piccola zona dove potersi cambiare. Una bici dotata di borse impermeabili e capienti aiuterà nel trasporto di abiti e scarpe senza che si stropiccino.

SCENARIO 1 OPPURE SCENARIO 2, QUINDI?

Dipende tutto da noi.

Possiamo lasciare tutto com’è o tentare l’unica soluzione possibile. Se non funzionerà, potremo sempre aggiustare il tiro.

La situazione, del tutto inedita, in cui ci troviamo, impone di trovare il coraggio di intraprendere scelte inedite. Ne va della salute e del benessere di tutti… e se non ora, quando?

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Grazie mille.
    1. per la visione
    2. la sintesi
    3. il metodo con cui è stato scritto e pensato: analisi della situazione, scenari a confronto, analisi delle obiezioni.
    Un articolo che a mio avviso è un modello per qualsiasi argomento.
    Veramente grazie

  2. Grazie mille.
    1. per la visione
    2. la sintesi
    3. il metodo con cui è stato scritto e pensato: analisi della situazione, scenari a confronto, analisi delle obiezioni.
    Un articolo che a mio avviso è un modello per qualsiasi argomento.
    E che quindi ho girato in XR Extinction Rebellion Italia, forum discourse BASE, visibile solo agli iscritti.
    Veramente grazie

  3. Maria Mastropietro

    Davvero grazie!!
    E’ un articolo completo e scritto in modo chiaro.
    E’ un ulteriore stimolo per attivarsi maggiormente verso una mobilità sostenibile…non si può più rimandare!
    grazie!
    Maria

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