Cosa ci aspetta dopo la pandemia

Cosa ci aspetta dopo la pandemia

Il 4 aprile scorso nell’edizione online di “Civiltà Cattolica” è uscita una delle analisi più interessanti e lucide che si sono potute leggere in queste settimane di grande confusione, dolore (e dinsinformazione). L’articolo, firmato dal prete ed economista Gaël Giraud, prende in esame l’attuale situazione economica e sociale determinata dalla pandemia da Coronavirus. Seguono le proposte per uscirne nella prospettiva di una società rinnovata. Ve ne proponiamo la lettura perchè è un’illustrazione completa e informata, senza prevenzioni ideologiche e partitiche che  aiuta a “farsi un’idea” del punto in cui ci troviamo e degli scenari che abbiamo di fronte.

Ecco una sintesi che ripercorre l’itinerario del ragionamento di Giraud.
1- Il sistema occidentale e la pandemia: la situazione attuale ha mostrato il fallimento della privatizzazione della sanità (smantellamento della sanità pubblica in favore di quella privata).
2- Il ritorno dello stato sociale: la salute, come la cultura e l’ambiente, è un bene sociale che interessa ogni cittadino. Il sistema capitalistico e finanziario distrugge il pianeta danneggiando tutti in favore di pochissimi: dilapidazione delle risorse, impoverimento deforestazione ecc. con un crollo economico planetario. La riduzione delle foreste sta distruggendo la biodiversità e libera virus patogeni sconosciuti.
3- Come uscire dall’isolamento e La salute come bene comune globale: sta maturando la consapevolezza che viviamo in un mondo limitato, il pianeta non è un supermercato, del ‘tutto subito’; bisogna convincersi che una vita sobria può essere felice e cambiare, anche in questa prospettiva, le nostre relazioni sociali; riconvertire la produzione e controllare i mercati e la finanza; bloccare la tentazione di rinunciare ai diritti dei lavoratori, alle libertà personali per una presenza maggiore della polizia.
4- Come salvare l’economia: è una crisi senza precedenti, nuova. Caleranno la domanda e l’offerta, aumenteranno i disoccupati. Non sarà sufficiente immettere liquidità nell’economia reale (reddito minimo ecc); ma sarà necessario creare posti di lavoro “nuovi”; salvaguardare le catene di approvvigionamento non solo alimentare. Per una reindustrializzazione verde fondata su energie alternative. L’alternativa è il collasso della nostra civiltà.

Vi raccomando una lettura integrale dell’articolo che potete fare QUI.  

Beppe Manni, Modena 12 aprile 2020

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