Domenico Lucano, un sindaco

Domenico Lucano, un sindaco

Riace è famoso per due ragioni. Per il ritrovamento, nel 1972, delle due statue bronzee di origine greca (meravigliose!) e per un sindaco, Domenico “Mimmo” Lucano, che dal 2004 sta gestendo, attraverso un esperimento molto interessante, l’arrivo di uomini e donne provenienti da mezzo mondo in un paese di circa duemila anime, che rischiava di scomparire. QUI potete leggere una delle ultime interviste rilasciate prima di essere arrestato.

Stiamo seguendo la vicenda giudiziaria del sindaco di Riace perché tocca un problema che è anche di nostro interesse: il rapporto tra l’amministrazione di un paese e la gestione dell’accoglienza agli immigrati.

Abbiamo avuto modo di conoscere direttamente Mimmo Lucano. Pensiamo sia un esempio di come concretamente si danno le risposte ai problemi. La magistratura verificherà se ha saltato, per “persuasione” ed entusiasmo, qualche scalino burocratico, ma l’accusa di favoreggiamento di immigrazione clandestina ci sembra un atto muscolare che rischia di sminuire o offuscare l’insegnamento su come si possa praticare efficacemente l’inclusione e la solidarietà.

Tra i tanti comunicati usciti in queste ore, riprendiamo quello scritto da Recosol, la Rete dei comuni solidali, diretto a sottolineare la grande umanità di Lucano, in un mondo che sovente si perde in uno sterile chiacchiericcio.

Qui il comunicato di Recosol

Questo articolo ha un commento

  1. I primi ad avviare indagini per comportamento scorretto su Mimmo furono proprio i dipendenti di Minniti. Così come fu Minniti a dare tanti soldi e mezzi a uno dei guerriglieri libici che fiutò l’affare. Sapete bene che la Libia li avrebbe stuprati, maltrattati, ricattati chiedendo soldi ai parenti, tutto vi è stato detto.
    Avete messo sotto controllo le ONG!! Cominciato a dire che erano loro i trafficanti ecc… Bugiardi, falsi incalliti. Avete la responsabilità di tanti esseri umani che cercavano salvezza o semplicemente vita, finiti annegati. Poi non voglio parlare di Salvini. Mi rifiuto. Parole, Parole, gettate nel mediterraneo

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