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ASSETTO IDROGEOLOGICO E RISCHIO IDRAULICO – VULNERABILITA’ TERRITORIALE E PIANIFICAZIONE URBANISTICA

Due sono gli elementi principali che incidono sull’assetto idrogeologico ed il rischio idraulico: 

  • Le trasformazioni territoriali,determinate dagli interventi dell’uomo sul territorio, che contribuiscono a cambiamenti che potremmo definire deprimenti, come l’eccessivo consumo di suolo, impermeabilizzazioni del suolo, semplificazioni agronomiche (nelle nostre campagne non vi sono più scoline, alberature – i boschi nella pianura modenese sono solo l’1% del totale).
  • I cambiamenti climatici,ai quali abbiamo contribuito in maniera sconsiderata adottando uno sviluppo che potremmo definire insostenibile per il pianeta e la nostra sopravvivenza, basato sul consumo di combustibili fossili, causa principale dell’aumento medio annuale della temperatura, a sua volta causa degli eventi idrologici estremi tra cui le alluvioni o le prolungate siccità.

Ogni singolo aspetto di queste questioni dovrà essere analizzato in modo puntuale e approfondito, anche per precisare quali sono gli indirizzi e le scelte che dovremo assumere come collettività e come singoli cittadini da subito, da adesso.

Ognuno di noi col proprio comportamento può dare un significativo contributo ad arrestare questa rovinosa deriva.

In questo quadro è inserita la questione dell’assetto idrogeologico, in una realtà provinciale in cui insistono due fiumi con dimostrate grosse problematicità, due fiumi pensili, con un rischio idraulico perennemente incombente.

La valutazione del rischio è determinata dalla seguente formula:

R (Rischio) = P (pericolosità) x E (elementi esposti – abitazioni, strutture, attività economiche, ecc.) x V (vulnerabilità)

Tre sono gli ambiti su cui intervenire:

3.1 – il nodo idraulico principale: il fiume
3.2 – il nodo idraulico secondario dei territori
3.3 – il territorio

3.1 il fiume

La pericolosità è elevata e ciò determina che il rischio nullo non è una condizione perseguibile, permangono le ipotesi di tracimazioni da sormonto degli argini causate da un’eccessiva massa di acqua in transito, oltre il verificarsi di possibili rotte date dalle condizioni di criticità dei corpi arginali.

Considerando quindi che il rischio nullo non possa essere un’ipotesi conseguibile possiamo invece operare per ridurlo significativamente.

Come? Con investimenti volti alla realizzazione di interventi straordinari di manutenzione ed adeguamenti del corso del fiume ad eventi potenzialmente eccezionali.

Diverse opere di manutenzione e di riassetto sono state effettuate lungo il tratto arginato di pianura e presso le casse di laminazione, altre sono in corso di programmazione.  

Rilevanti dovranno essere gli interventi straordinari che si reputano indispensabili, in particolare su:

  • Arginature

Elaborazione e studi dettagliati degli argini e delle loro caratteristiche strutturali attraverso indagini puntuali, per l’individuazione dei punti critici che necessitano interventi urgenti, come ad esempio:

– corde molli, in vicinanza di ponti, nelle curve ed altre situazioni ritenute di maggiore pericolosità;
– indagini penetrometriche, sondaggi a carotaggio, prove con piezocono sismico e dilatometriche;
– ampliamento arginature;
– predisporre punti di accesso agli argini per il monitoraggio e i pronti interventi;

  • Campagne costanti ed organizzate per la verifica della presenza di tane di specie con abitudini fossorie. 
  • Predisporre aree di allagamento controllato e studiare dove sono possibili la realizzazione di ulteriori golene.
  • Cassa di espansione di Sant’Anna. Constatato il buon funzionamento in occasione della piena del 6 dicembre 2020. Si attende il completamento del collaudo e l’ulteriore possibilità di poter utilizzare anche la cassa ausiliaria secondaria, per un’ulteriore capacità di invaso di circa 4 Mln di m3.

Tutto ciò sarà sufficiente a ridurre sensibilmente la pericolosità e il rischio?

Quali ulteriori opere potrebbero essere possibili, ad esempio, per mitigare i rischio idrogeologico ed allo stesso tempo invasare quantità di acqua utili nei momenti di siccità?

Sono possibili bacini montani per questa necessità, oltre agli impianti in gestione ai Consorzi di bonifica?

Queste sono le prime domande che è giusto porre. 

Nello stesso tempo il fiume è il più importante ecosistema del territorio, un corridoio principale della rete ecologica della pianura modenese. Gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria devono tenere conto di questa vitale caratteristica ambientale.

3.2 il nodo idraulico secondario, quello sui territori: canali, fossi, impianti dei Consorzi di Bonifica: questa rete idrica è ancora adeguata? 

3.3 il territorio

Gli organi preposti alla gestioni del nodo idraulico dispongono di informazioni su:  

1. simulazione del possibile percorso delle acque in seguito a rotte arginali e delle possibili zone interessate ad allagamenti;
2. carta dei massimi battenti idrici.

Su cosa possiamo ulteriormente intervenire?

Ridurre i possibili danni e di conseguenza diminuire la vulnerabilità e l’esposizione, attraverso la corretta pianificazione territoriale (vincoli, prescrizioni e delocalizzazioni), verifica della rete idrica minore, dei canali, evitare ulteriori impermeabilizzazioni del suolo e conservare la permeabilità, stop al consumo di suolo, vasche di laminazione di comparto, obiettivo invarianza idraulica per i comparti produttivi, civili residenziali e del privato, aumentare il sistema boschivo, riproporre l’agroforestazione e le pratiche agricole utili ad un maggior drenaggio del terreno;

e poi?

Interventi capaci di laminare l’onda di piena, diaframmatura degli argini a difesa di aree sensibili: lavorare per il minor danno.

Insomma, come gestire le possibili alluvioni?: sappiamo dove potrà andare l’acqua, dobbiamo decidere dove farla convogliare, individuando percorsi, anche a ridosso del fiume, e fare convergere le acque in aree agricole ad allagamento controllato fuori fiume.

Gli strumenti a disposizione della comunità sono la pianificazione territoriale provinciale, il PTAV, e l’urbanistica comunale o intercomunale, il PUG: una larga partecipazione alla sua definizione sarà la condizione imprescindibile perché diventi uno strumento adeguato e condiviso.

E’ necessario inoltre lavorare sulla prevenzione, l’educazione al rischio e sulla crescita della consapevolezza e dell’impegno di ognuno.

Questo articolo ha un commento

  1. Modena

    Grazie
    non capisco perché non si preveda anche la pulizia degli alvei del fiume, invasi da piante e dai residui delle piene

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