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A un anno (quasi) dalla alluvione del 6 dicembre 2020.

Nella “Relazione di dettaglio” della Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle cause all’origine della rotta arginale lungo il fiume Panaro in località Gaggio di Castelfranco Emilia, si legge:

“Non si è dunque trattato di un caso di collasso per sormonto o di dissesto avvenuto con il livello al petto della struttura prossimo alla tracimazione, e dunque nelle condizioni di impegnare la struttura nella configurazione più gravosa prevista in progetto. Se dunque si prescinde dall’ipotesi di una sollecitazione in termini assoluti soverchiante rispetto alle capacità inerenti di resistenza del manufatto è lecito, almeno in linea generale, ipotizzare la concorrenza di fattori quali:

 1. vizi occulti o difformità locali di realizzazione, eventualmente aggravatisi con l’azione del tempo e di altre circostanze esogene nel corso della vita tecnica; tra questi si può ipotizzare, ad esempio, la presenza di manufatti relitti all’interno nel corpo arginale quali piccoli manufatti rurali (quali baracche o depositi di attrezzi) poi inglobati nell’argine in occasione di una modifica di percorso o un ringrosso ovvero presenza di antiche chiaviche o tombini (assai frequenti nelle pianure arginate) magari realizzate in tempi remoti per consentire il drenaggio dei campi e poi abbandonate;

 2. difetto di manutenzione reiterato al punto da compromettere del tutto la funzionalità dell’opera; in questo senso si fa riferimento al caso di argini severamente colonizzati da piante di alto fusto ed apparato radicale esteso, in grado di determinare una pericolosa azione meccanica sul rilevato allorché sono sollecitate dal vento, ovvero di determinare, attraverso le proprie radici, pericolose discontinuità e presenza di vuoti all’interno dei terreni da costruzione in modo da produrre vie preferenziali per il moto di filtrazione attraverso l’argine e portare a fenomeni di sifonamento;

 3. alterazioni, manomissioni o danneggiamenti fatali accaduti tra l’ultimo ciclo di manutenzione o osservazione dell’opera e il momento del collasso; capita più spesso di quanto si pensi che gli argini possano essere manomessi anche severamente dai frontisti, sempre a puro titolo di esempio, al fine di agevolare l’accesso alle coltivazioni in golena, ovvero che vi si possano scavare passaggi per tubazioni che drenano acqua dal fiume a fini irrigui;

 4. specifici danni relativi all’azione di animali con capacità fossorie nel corpo dell’argine; questo argomento sarà diffusamente trattato nel corso della relazione; basti qui ricordare che si tratta di problematiche diffuse che sono state poste a causa della rotta di Secchia avvenuta nel gennaio del 2014; si accenna qui che le tane praticate da questi mammiferi all’interno degli argini possono essere costituite da una rete estesa ed articolata di cunicoli in grado di determinare vie preferenziali per i moti di filtrazione e seri problemi per la stabilità della struttura.”

E’ importante rileggere queste valutazioni per meglio focalizzare il nocciolo centrale della questione: su cosa è urgente intervenire per diminuire il rischio, ed i conseguenti danni, del ripetersi di una nuova calamità alluvionale? 

Il 25 novembre si svolgerà al Teatro Troisi un Consiglio Comunale aperto alla cittadinanza, al quale parteciperanno l’assessore regionale Priolo, AIPO e la Protezione Civile, con all’ordine del giorno un aggiornamento sugli interventi programmati e in attuazione sul nodo idraulico modenese.

E’ ormai trascorso un anno dalla alluvione del 6 dicembre 2020. E’ d’obbligo fare un primo bilancio, una prima valutazione di quanto è stato programmato e realizzato in questo primo anno, alla luce degli ulteriori elementi che quella calamità ci ha fornito, dettagliatamente sviluppati dalla citata relazione della Commissione tecnico-scientifica incaricata.  E non vi è dubbio che le autorità presenti al Consiglio Comunale del 25 riferiranno di interventi ed opere già realizzate e di altre in programma. 

Riguardo ai punti 2, 3 e 4 dei fattori che si ipotizza abbiano concorso alla rotta arginale suppongo, e ne avremo riscontro, che siano state messe in campo tutte le misure necessarie a verificare quanto denunciato nella relazione (difetti di manutenzione, alterazioni, manomissioni e danneggiamenti) e predisposto piani per fronteggiare adeguatamente i pericoli per gli specifici danni relativi all’azione di animali con capacità fossorie nel corpo degli argini.

Il punto che maggiormente preoccupa, senza sottovalutare il concorso degli altri, è il primo: vizi occulti o difformità locali di realizzazione del corpo arginale.

La domanda che ci si pone, che sento porre con maggiore frequenza, è: in quante e quali altre parti degli argini è possibile si possano nascondere vizi occulti o difformità di realizzazione del corpo arginale? Sappiamo che se a questo primo fattore di rischio concorreranno gli altri, o anche solo una parte degli altri, è probabilissimo che si possa ripetere la medesima calamità.

A questa preoccupazione credo si possa rispondere con una programmata e sistematica verifica dello stato delle arginature, attraverso studi dettagliati degli argini e delle loro caratteristiche strutturali, con indagini penetrometriche, sondaggi a carotaggio, prove con piezocono sismico e dilatometriche, per individuare i punti critici che necessitano di interventi urgenti. E’ un investimento che non si può procrastinare, va realizzato subito, e mi auguro che si possano ricevere rassicurazioni su questo punto già dal Consiglio Comunale del 25 novembre.

Non dobbiamo trascurare il pericolo di alluvione per sormonto degli argini. Abbiamo avuto conferma in queste ultime settimane quanto i cambiamenti climatici determinino l’acuirsi delle avversità atmosferiche e queste influiscano pesantemente sui territori.  Abbiamo anche potuto constatare negli anni passati quante volte la piena dei fiumi abbia messo in allarme le comunità. Certo la Cassa di espansione di Sant’Anna, che rafforzerà la propria capacità con la messa in utilizzo della cassa secondaria, è uno strumento valido, che ha già dimostrato la propria efficacia. Sappiamo anche che il determinarsi di effetti concomitanti, quali forti precipitazioni in pianura ed il repentino scioglimento delle nevi in montagna, possono provocare situazioni di forte pericolo per la tenuta dei fiumi.

La pericolosità è elevata, il “rischio zero”, o nullo, non esiste; possiamo invece operare per ridurlo significativamente. 

Si pone quindi il problema di cosa è possibile fare per diminuire i danni, la vulnerabilità dei territori e l’esposizione della comunità. E’ un tema sul quale si è già ampliamente ragionato. Vi sono simulazioni realizzate dalla Università di Parma dei possibili percorsi delle acque in seguito a rotte arginali o da sormonto e delle zone interessate ad allagamenti, con relativa carta dei massimi battenti idrici, ovvero a quale altezza può arrivare l’acqua. Non si è ancora affrontato il problema di come governare il flusso alluvionale per farlo convergere, individuando percorsi, anche a ridosso del fiume, in aree agricole ad allagamento controllato fuori fiume, di modo che si possano risparmiare le aree ad alta densità abitativa e a destinazione artigianale e commerciale.

E’ un interrogativo al quale dovremmo tutti partecipare, un confronto che si dovrà sviluppare in sede di pianificazione territoriale, di definizione del PUG (Piano Urbanistico Generale) del Comune di Nonantola, un interrogativo al quale dovremo dare, in tempi brevi, una risposta.

Altra rilevantissima questione è quella dei rimborsi per i danni subiti dai cittadini dalla alluvione del 6 dicembre. In un incontro coi gruppi consiliari, sollecitato dal “Comitato cittadini alluvione Nonantola” sono emerse serie problematiche circa i criteri adottati e a cui riferirsi per accedere ai rimborsi: tanti cittadini hanno evidenziato diverse situazioni in cui i danni non sono ritenuti risarcibili e sulle quali si vorrebbe aprire un confronto ed una verifica puntuale delle casistiche per una loro ammissibilità. Si propone in definitiva che si possa discuterne in un prossimo Consiglio comunale con l’obiettivo di sottoporre alle autorità preposte una ridefinizione di detti criteri.

Queste sono alcune delle questioni aperte sulle quali ritengo sia giusto tenere accesi i fari dell’attenzione. 

Libero

Nonantola, 19 novembre 2021. 

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