Mi piace leggere. Cose leggere e altre impegnate… Leggo lentamente… 2, 3 pagine al giorno, quelle possibili nei tempi delle “brevi e obbligate” soste quotidiane.

Tra tutte le letture, quelle di cui sono appassionato ancora oggi sono sicuramente le carte topografiche. Progettare, spaziare, viaggiare, cercare picchi, sorgenti, rifugi, casere, guadi, essere pronti a imprevisti, immaginare nuovi incontri. Tutto concentrato in poco più di mezzo metro quadrato di carta.

Sulle carte non c’è nessun itinerario, neanche breve, che ti porti dal punto A a B e che sia lineare. Sei costretto a giri più larghi, svolte, scarti improvvisi, imprevisti.

Un po’ è andata così anche nei miei percorsi scolastici e lavorativi: diplomato come disegnatore in un istituto tecnico, ho frequentato la triennale in economia (allora “laurea breve”) poi ho fatto lavori molto diversi per una decina d’anni: da educatore non professionale, a disegnatore tecnico, una breve esperienza di operaio nell’ambito alimentare, poi impiegato commerciale, operatore in una cooperativa sociale e, dal 2005, in Caritas a Modena, dove mi occupo di accoglienza e immigrazione.

Riportandolo su una carta topografica sarebbe un itinerario piuttosto tortuoso, che evidenzierebbe alcune deviazioni secche: l’entrata negli scout come lupetto nel 1983, poi come capo scout dal 1995 al 2007, l’anno di obiezione di coscienza in Caritas in un centro di accoglienza, l’incontro con mia moglie nel 2001 e l’esperienza di 6 mesi con lei in Brasile.

Ho imparato, uscendo dal sentiero principale, osando varianti inedite, tornando sui miei passi da quelle troppo rischiose, a osservare le cose sotto nuove prospettive, a vedere che c’è dell’altro oltre il mondo del commercio e dell’economia che mi affascinava da più giovane. Mi sono lasciato arricchire da nuovi incontri, fatto contagiare da altre culture, ho imparato ad ascoltare storie di persone che prima neppure vedevo. Ho visto come, anche in situazioni di fatica, di miseria, di modi di pensare molto lontani dal mio ci sia sempre una sorta di bellezza nascosta da scovare.

Tra le povertà più presenti anche sui nostri territori credo che ci sia la povertà di relazioni la cui mancanza ne determina anche altre, più materiali.

Uscito dagli scout per il rapido allargarsi della famiglia, abbiamo fondato nel 2005 il gruppo di acquisto solidale “Galsow” di cui, dal 2010, sono il presidente. Nel 2013 è iniziata la riflessione su temi più sociali che ha portato all’incontro con altri gruppi del territorio e alla costituzione dell’ associazione “Anni in fuga”, di cui sono parte attiva.

Questa nuova avventura di “Una mano per Nonantola”, ricca di riunioni e riflessioni riportate ancora in gran parte su carte e piantine, ha mosso alcuni passi anche nel reale, fatto di incontri, confronti tra persone con storie ed esperienze molto diverse e per questo stimolanti. Non so se resterà un puntino sulla carta o un percorso che andrà oltre i confini pensati. Fatto sta che è una bella avventura, faticosa e che vale la pena percorrere fino in fondo.

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