“[…] Nonantola è il mondo intero

ed è importante il cammino per raggiungerla

e tutto il vuoto che bisogna riempire

si chiama resilienza”

 

Per gli amici sono Bonushenricus, dal tempo degli studi di botanica all’università (Chenopodium bonushenricus è uno spinacio selvatico di montagna). Per alcuni di “Una mano per Nonantola” sono il poeta contadino. Contadino era mio padre, io pesto la terra come tecnico di campo, cercando di aiutare tecnicamente gli agricoltori con informazioni sui sovesci, con le analisi del terreno, con i monitoraggi degli insetti, ecc., seguendo da alcuni anni il biologico.

Poeta invece non saprei, direi di no, ma è uno scherzo talmente affascinante che mi presento nell’incipit con un frammento di una sorta di poesia, scritta un anno fa, dopo una passeggiata sull’argine del Panaro, vicino a Solara, il mio paese d’origine. Da Solara mi sono allontanato per studiare e poi lavorare, e ho provato nei vari luoghi in cui arrivavo a diventare familiare del luogo: genovese, tolosano, lucano, centese, finalese, bolognese. É strano, ma Solara, quel piccolo paese, che a me sembra sempre uguale, forse perché lo vedo ancora con gli occhi da bambino, ha creato un vuoto dentro, che fino ad ora non mi ha fatto diventare completamente familiare con nessun altro luogo. Forse è così per tutti. E forse lo è ancora di più oggi: siamo smarriti, lontani, a due passi dalle nostre origini.

Ma a Nonantola, con “Anni in fuga” e la scuola di italiano “Frisoun”, ho scoperto che la familiarità con un luogo si costruisce intorno ai problemi, con l’adattamento e la comunione: il vuoto non si riempie, ma si usa per impastargli intorno una ciambella da mangiare insieme. Ecco, questo per me ora è il diventare Nonantolano, e mi sento accumunato in questo ai ragazzi africani, asiatici, latinoamericani, che frequentano la scuola: immaginate il loro smarrimento e il loro vuoto a confronto con quello che io ho per Solara! E mi sento accumunato in questo percorso di resilienza a “Una mano per Nonantola”: per questo ho aderito.

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